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Dove eravate voi?
postato da marina boscaino in obbligo
Dove eravate voi, politici e media, che vi state tanto indignando per l’emendamento al disegno di legge sul lavoro collegato alla Finanziaria, approvato dalla Commissione Lavoro della Camera, che prevede l’assolvimento dell’obbligo di istruzione anche nell’appredistato, mentre una parte della scuola democratica si affannava – da 9 anni a questa parte – a segnalare quanto le politiche dell’istruzione stessero prendendo, da questo punto di vista, una pericolosa strada senza ritorno?
Dove eravate, quando avete celebrato – nella logica superficiale della “notizia a tutti i costi” – l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni in occasione del decreto attuativo della legge 53/03 (la cosiddetta “riforma Moratti”) che parlava invece di “diritto-dovere” all’obbligo di istruzione, assolvibile anche attraverso le agenzie formative esterne al sistema scolastico?. E che impoveriva definitivamente il nobile concetto di obbligo scolastico manipolando significati e sostituendogli “obbligo di istruzione”, per accreditare l’intervento di esterni e privati che tanto avrebbero guadagnato su questa (apparentemente) minima deviazione?
Dove eravate quando Fioroni – invece di abrogare quella norma indegna – affidava in Finanziaria ad un criterio di transitorietà (tre anni) l’adempimento dell’obbligo nei percorsi e progetti, promettendo che – dopo – avrebbe realizzato l’obbligo scolastico, come promesso nel programma dell’Unione?
Dove eravate mentre noi ci autotassavamo di formazione, elaborazione e mobilitazione costante a titolo gratuito, per ribadire il concetto che l’obbligo scolastico si assolve nel sistema scolastico (che, come recita la Costituzione, è fatto di scuole statali e paritarie e non delle agenzie formative)?
Dove eravate, mentre molti di noi continuavano a sottolineare che obbligo scolastico significa dentro la scuola e che innalzare quella modalità avrebbe dovuto significare dotare la scuola degli strumenti umani, didattici, di tempo, spazio, procedure adatte e non buttare fuori, all’esterno, coloro che – pur avendo diritto – disturbavano l’immobilità del sistema?
Dove eravate mentre cercavamo di far capire che questo tipo di rapprentazione dell’obbligo avrebbe impedito l’emancipazione attraverso la scuola delle fasce più deboli della popolazione e divaricato definitivamente destini individuali su base sociale?
Dove eravate voi quando Gelmini, caduto il governo Prodi, ha sottratto dalla transitorietà il criterio che l’obbligo si potesse assolvere fuori dalla scuola, risolvendo la situazione con l’impoverimento definitivo del concetto di obbligo e creando sistematicamente cittadini di serie A e di serie B, i primi nati per continuare a studiare, gli altri per imparare un mestiere?
Dove eravate quando cercavamo di ragionare sul fatto che – qualsiasi fosse il futuro – l’istruzione e la scuola per tutti fino a 15 anni avrebbe costituito un elemento di arricchimento economico, etico e civile e che un lavoratore più colto è comunque un lavoratore più consapevole?
Se c’eravate, nessuno vi ha sentito dire una parola. Nessuno ha stigmatizzato la manipolazione di concetti, la perdita di senso che la politica ha imposto a un concetto alto e grande, la condanna della condanna alla non emancipazione che questo atteggiamento ha imposto a tanti giovani cittadini.
Adesso la levata di scudi è tardiva. Hanno vinto loro. Un anno di apprendistato corrisponde a un anno di istruzione. I figli di un dio minore hanno – con la complicità della disattenzione, del silenzio, dell’omertà – il proprio destino tracciato.
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Esternalizzando esternalizzando…
postato da marina boscaino in obbligo
Con l’emendamento al decreto 112 del luglio 2008 si trasformava in definitivo un elemento individuato come transitorio nella Finanziaria 2006. Quell’emendamento stabiliva infatti che si può assolvere l’obbligo di istruzione anche nel sistema regionale della formazione professionale e nei percorsi triennali istituiti dal ministro Moratti, che in seguito a quel provvedimento uscirono dalla sperimentalità per diventare definitivi.
Fu il segno che il penoso minuetto – durato da Berlinguer a Gelmini – basato sulla manipolazione delle formule “obbligo scolastico-obbligo di istruzione” aveva portato alla vittoria di quel partito trasversale (centro destra-centro sinistra) che ritiene curiosamente che l’obbligo possa essere assolto non a scuola. Una vera e propria contraddizione in termini, se ci si pensa, considerato il mandato che la Costituzione affida alla scuola stessa. Con quel provvedimento si è comunque accantonata in sostanza un’opportunità rivoluzionaria per la crescita del Paese, si è depauperata la portata di un provvedimento di civiltà, si è istituzionalizzata e legalizzata la divaricazione di destini su base sociale: la scorciatoia per assolvere l’obbligo per gli “sfigati” socialmente (che – copiosi – confluiscono nell’istruzione professionale) sono i percorsi triennali, non la scuola degli altri.
Nonostante questa orribile deroga al concetto di obbligo scolastico ci abbia insegnato (qualora ce ne fosse bisogno) che più della civiltà, della cultura e dell’educazione poté il profitto (quello che sostiene il business delle agenzie formative, nella fattispecie), sconvolge comunque un emendamento del governo alla Finanziaria “in discussione” (per modo di dire, a quanto pare) in queste ore, che prevede l’estensione della possibilità di assolvere all’obbligo di istruzione con i percorsi di apprendistato.
L’azienda sostituta della scuola a tutti gli effetti: un altro passo da gigante nella direzione in cui tutto – dai regolamenti Gelmini, al disegno di legge Aprea – sta tentando di trascinare non più la scuola; ma un informe, eterogeneo, esternalizzato, depotenziato da ogni autorevolezza culturale e da ogni connotazione costituzionale “sistema dell’istruzione”: a marce diverse, come diversi potrebbero essere – di luogo in luogo, di zona in zona – gli attori ammessi a parteciparvi.
E’ appena il caso di ricordare che Il dettato costituzionale prevede l’assolvimento dell’obbligo scolastico nel solo sistema di istruzione, che comprende le scuole statali e paritarie: a quanto pare, si tratta di malinconiche reminiscenze retrò.
Tra questa orribile proposta e la sua praticabilità si inserisce, fortunatamente, il fatto che il precedente governo di centrosinistra aveva elevato nel 2007 a 16 anni l’età dei minori per l’accesso al lavoro, compreso l’apprendistato. Finalmente un motivo per poter rimpiangere con la convinzione dettata da fatti il governo di centrosinistra.
Ps
E’ bello, dopo una giornata faticosa e negativa, trovare commenti ai post precedenti. E’ una bella sensazione, il contatto con l’altro nelle cose che si scrivono perché si credono. Grazie!
Insegnante militante (insegna Italiano e Latino in un liceo classico di Roma), pubblicista (ha lavorato per l'Unità, ora per il Fatto Quotidiano, occupandosi esclusivamente di politiche scolastiche) crede ancora fermamente all'importanza dell'impegno, della collaborazione, della cultura, della scuola della Costituzione. Fa parte del comitato tecnico-scientifico di Proteofaresapere, dell'associazione Per la scuola della Repubblica. I suoi amori: Lorenzo e Margherita, il suo Mac, la montagna - soprattutto d'estate -, cantare.
