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Resistenza
postato da marina boscaino in insegnanti
Da questo momento pubblicherò qui i pezzi che scrivo per la rivista “Adista” su cui curo una rubrica bimensile, “Fuoriclasse”.
Quello del colloquio con le famiglie è un rituale che lascia ampi margini di riflessione e che rappresenta – per un occhio vagamente vigile e curioso – una esaustiva tranche de vie sul mondo in cui viviamo: un’immersione nell’umanità che ci dice parole significative su alcuni aspetti del Paese. In quell’alternarsi di visi – alcuni conosciuti, altri no – di espressioni, nella prossemica, nell’atteggiamento, si scoprono ogni volta (pur nella reiterazione) alcune sorprese, alcuni indicatori che ci segnalano deviazioni, arretramenti, stasi, accelerazioni precipitose: dove stiamo andando?
È chiara la progressiva dismissione – non formale, ma sostanziale – di un concetto caro alla scuola democratica: il patto educativo. L’impressione è che quell’accordo tra i due principali luoghi dell’educazione, la famiglia e la scuola, sia poco più che un’etichetta in memoria di un passato in cui convinzioni, condizioni, principi, progetti erano davvero condivisi. Epoche in cui, evidentemente, lo strapotere dei media e l’eclissi della politica non avevano ancora obnubilato in maniera così massiccia e diffusa la percezione del reale e di ciò che conta. Oggi, quello che emerge, al di là della facile e pericolosa generalizzazione, è il dato che quella formula – patto educativo – sebbene evocata nel Pof (Piano dell’offerta formativa) e nei regolamenti dei singoli istituti, abbia cessato di essere un investimento comune sulla cittadinanza, sulla cultura, sull’educazione dei ragazzi. Non stupisce che la scuola pubblica sia uscita così massicciamente dai temi di interesse generale (al punto da essere oggetto di un vero e proprio saccheggio economico e di un conseguente depauperamento culturale) se si guarda al profondo individualismo che connota il rapporto tra famiglie e insegnanti. La logica dell’“utenza”, quella che esige e rivendica, quella che plaude o che stigmatizza (in entrambi i casi attraverso parametri discutibili e spesso superficiali) ha preso il sopravvento sull’idea di una collaborazione reale e concreta per il raggiungimento del comune obiettivo. Che molti di noi hanno creduto fosse quello di licenziare cittadini consapevoli, fornendo loro pensiero critico, attitudine alla ricerca, conoscenze e competenze derivanti dal contatto con quegli straordinari strumenti che sono le discipline scolastiche. Salvo trovarsi improvvisamente e sempre più costantemente di fronte a smentite più o meno dolorose, più o meno impreviste. Che il mondo stia combattendo per rendere i ragazzi consumatori acritici e che la scuola possa rappresentare l’ultima frontiera di resistenza rispetto a questa tentativo massificato e massificante di omologazione al pensiero unico, non importa quasi più a nessuno. Gli strani, i diversi, gli sgraditi, per molti di loro, siamo alcuni di noi: che ancora pretendiamo il rispetto delle norme, perché la scuola è il luogo della legalità; che favoriamo la divergenza, perché pluralismo è ricchezza; che insistiamo sull’integrazione e sull’emancipazione, perché crediamo ancora nell’art. 3 della Costituzione.
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Comunicazione urgente.
postato da marina boscaino in opposizione-opposizione?, tagli
Oggi, 28 aprile, alle ore 15:00 andrà in onda su rai 3, in diretta televisiva,
un’interrogazione parlamentare sulla mancanza di fondi delle scuole per le supplenze
brevi e sulla illegalità della divisione degli alunni per classe.
L’interrogazione parlamentare verrà presentata dagli onorevoli Anita Di
Giuseppe e Antonio Di Pietro di Italia dei Valori su richiesta e sollecitazione
dell’ UNICOBAS.
Vediamo un po’ cosa rispondono…
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riso amaro…
postato da marina boscaino in "Riforma" Gelmini
Ricevo da un evidentemente arguto collega di una scuola vicina alla mia questo interessante “documento politico” sul quale invito tutti a riflettere. Per quanto mi riguarda, sottoscrivo in pieno. Alla faccia del politically correct!
Cari colleghi e amici, anche oggi Azione Studentesca ha beneficato il regio Liceo Classico “Francesco Vivona” con un suo volantino. Trascrivo testualmente il terzo capoverso:
Vogliamo professori capaci di dialogare con gli studenti, che siano in grado di stare al passo con i tempi e di adeguare i metodi di insegnamento alle esigenze studentesche.
A parte ovvie considerazioni (p.es., anche noi vorremmo studenti capaci di dialogare coi professori, studenti che magari leggano qualcosa in più rispetto alla tetralogia di Twilight, che al cinema vedano – di loro iniziativa – Welcome, Il concerto, Il profeta, Agorà, che addirittura leggano qualche volta un giornale diverso dal Corriere dello Sport, che insomma ci diano, maggirenni e patentati come sono, qualche buon motivo per dialogare, etc. etc. ), è l’esortazione a stare al passo coi tempi che mi intriga.
Ci penso un po’… che vorrà dire? Più o meno questo: dal momento che il sistema capitalista ha vinto l’intera posta, io devo giocarmela tutta con quelle regole. Che sono: libertà di circolazione delle merci – e respingimenti in mare per gli esseri umani; libera fluttuazione dei prezzi sulla base della legge della domanda e dell’offerta; libera concorrenza tra i produttori; libertà per il pesce grosso di divorare il pesce piccolo; uso legittimo della forza per la riduzione al silenzio dei dissenzienti; uso legittimo della guerra (umanitaria) per la conquista delle risorse; ognuno per sé e dio contro tutti.
Noi poveri untarelli in realtà non possiamo fare molto altro che usare le regole del vincitore per insinuarci nelle pieghe del sistema: Che merce vendiamo? La cultura! Balle. Vendiamo i voti. Perciò da oggi ho alzato i prezzi delle mie merci. Il sei in greco vale almeno un euro più dell’i-phone con cui giocano i miei studenti, cioè lo vendo a 500 euro. Il sette è a mille euro, l’otto a duemila, il nove a tremila e il dieci, che serve per l’ammissione all’università, 5000. Le mie tariffe sono da oggi sulle lavagne del Vg e del IIIi del Liceo Classico “Francesco Vivona”, e io sono al passo con i tempi. Esorto i colleghi ad adeguare le loro tariffe senza fare concorrenza sleale o dumping. Chi abbassa i prezzi è un crumiro e un comunista. L’ultimo che rimane con la panda e non si compra un VW Tuareg è proprio una me…, cioè, un professore.
Saluti a braccio teso, Massimo Sabbatini.
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La scuola federalista
postato da marina boscaino in "Riforma" Gelmini, laicità, libertà di insegnamento e dintorni
Inserisco qui il mio pezzo di giovedì scorso sul Fatto, che – a differenza degli altri – non si trova in versione digitale
La scuola federalista
Il Fatto Quotidiano, 15 aprile 2010
Ci rendiamo conto di cosa sta accadendo alla scuola dello Stato? In questi 2 anni pochissime voci hanno provato a dire qualcosa (non di sinistra, ma di civile) sul danno. Per fortuna c’è Rodotà: “Mentre si discuteva intorno alla pillola RU 486, sono tornate con forza le proposte di riservare l’insegnamento nelle scuole pubbliche a professori autoctoni, che sarebbero gli unici in grado di trasmettere agli studenti i valori del territorio. Questo è solo un esempio dei molti tentativi di localizzare, di riservare ai nativi quel che dovrebbe appartenere a ogni cittadino, tentativi che sicuramente si intensificheranno dopo l’esito elettorale” (“La Repubblica”, 7 aprile).
Ora che l’offensiva – la cosiddetta “riforma” – è stata definitivamente sferrata (nel diffuso silenzio) eludendo norme e procedure democratiche, sacrificando lavoratori, depotenziando ogni valenza emancipante della scuola, dobbiamo toglierci dalla testa che su, al Nord, vadano in scena folkloristiche rappresentazioni, da guardare con ironia e inopportuno senso di superiorità. Al Nord si sta attentando – prima di tutto – al principio di uguaglianza, sancito dalla Costituzione anche attraverso la scuola, quella degli artt. 33 e 34, attaccando diritti individuali e collettivi. La devolutione della scuola rischia di violare la prevalenza assoluta dei 12 articoli che costituiscono i Principi Fondamentali rispetto agli altri e a loro eventuali revisioni. La riscrittura dell’art 117 del Titolo V, insomma, ha assegnato alle regioni competenza su alcuni ambiti (tra cui l’istruzione), con il rischio che forzature politiche li disciplinino violando quei Principi Fondamentali. Il fatto che le regioni siano realtà socio-culturali diverse non deve tradursi in alterazione dell’impianto nazionale, configurando 20 sistemi scolastici, quante le regioni. Invece Boni della Lega Nord lombarda, appoggiando la richiesta di albi regionali appena avanzata dai leghisti friulani e avallata dai neo governatori di Piemonte e Veneto, afferma: “Pieni poteri alle regioni per dare la precedenza agli insegnanti lombardi [un optional l' accesso di tutti i cittadini a tutti gli uffici pubblici senza discriminazione, previsto dall'art. 52 della Costituzione, NdR]. La piena attuazione del federalismo si traduce nell’autonomia concessa alle regioni nelle diverse materie previste dalla stessa riforma federale e dalle modifiche introdotte al titolo V della Costituzione”. Risponde l’avv. Mauceri (Per la scuola della Repubblica): “La riforma del federalismo fiscale esplicitamente non prevede alcuna modifica per quanto attiene l’ordinamento scolastico; una legge ordinaria, del resto, non può incidere sull’assetto definito dalla Costituzione. La riforma del Titolo V va poi interpretata nell’ambito dei principi fondamentali della Costituzione. Le norme generali dell’istruzione sono stabilite dalla Stato, che garantisce uguaglianza ai cittadini sui diritti fondamentali, tra cui l’istruzione, e che realizza scuole statali – con personale, programmi, criteri di valutazione, obiettivi statali. Quindi la competenza che il Titolo V attribuisce alle regioni riguarda gli aspetti organizzativi della scuola e non quelli istitutivi”
Una risposta alle proiezioni scissionistiche della nuova macro-area in quota leghista si concretizza nel recente disegno di legge Goisis: albi regionali di insegnanti, dirigenti e Ata (reclutati solo tra i residenti); docenti dipendenti non più dallo Stato, ma dalla regione. Condizioni contrattuali differenziate. Quote di insegnamenti sulla conoscenza del territorio di appartenenza; 3 organi scolastici: dirigente, consiglio dell’Istituzione, collegio dei docenti. Scuole autonome, finanziate direttamente dalla regione, con contributi da famiglie, enti pubblici e privati. Sarà interessante vedere come questa proposta – depositata il 30 marzo – entrerà in rapporto con il ddl Aprea, fermo da un anno, proprio per l’ostruzionismo della Lega. Per la gioia e la sorte della scuola democratica, si confronteranno – in un affare tutto interno alla maggioranza – il principale interesse delle Regioni del Nord (quello di non subire battute di arresto determinate dalla “zavorra” del Sud, e di dare libero spazio a tutte le possibili derive localistiche) e quello tutto imprenditorialmente privatistico di Aprea. In entrambi i casi si strumentalizzano gli esiti differenti tra scuole del Nord e del Sud: invece di attuare interventi compensativi, si opta per accentuare le diseguaglianze.
MARINA BOSCAINO
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cassonetto militante
postato da marina boscaino in "Riforma" Gelmini, mobilitazione

Roma, in vista della manifestazionedi sabato
17 APRILE 2010 ALLE ORE 15.00
MANIFESTAZIONE CITTADINA
CON CORTEO S-CONCERTO
PARTENZA COLOSSEO (fermata metro B Colosseo area pedonale Arco di Costantino)
ARRIVO PIAZZA CAMPO DE’ FIORI
e al termine degli interventi tutti a Piazza Navona con EMERGENCY!
La scuola pubblica è allo sfascio:
non ci sono i soldi per le supplenze, i progetti di formazione, il sostegno
la gestione amministrativa, le pulizie, la manutenzione dell’edilizia scolastica.
E intanto piovono soldi a palate per le scuole private.
PER
• il ritiro dei tagli previsti dalla L.133/08: finanziaria estiva Brunetta-Tremonti (meno 132.000 unità di personale docente e A.T.A. e meno 7.800,00 milioni di euro in tre anni);
• il ritiro della L. 169/08: controriforma Gelmini (“maestro” unico);
• il ritiro della proposta di riordino della secondaria, il cui iter, peraltro, è tutt’altro che concluso;
• il ritiro del DDL Aprea
• il diritto all’insegnante specializzato di Sostegno per l’intero orario;
• la cancellazione del tetto del 30% per gli extracomunitari;
• la cancellazione dei finanziamenti alle scuole private;
• l’impegno dello Stato a pagare i debiti alle scuole;
• la nomina in ruolo dei precari docenti e A.T.A su tutti i posti vacanti e disponibili;
• la messa in sicurezza di tutti gli edifici scolastici (L.626/94 e D.lgs.81/08);
• l’ottenimento dell’organico necessario per la formazione delle classi a tempo pieno come richiesto dalle famiglie;
CONTRO
• il versamento di qualsiasi contributo volontario;
• l’utilizzazione dell’orario delle compresenze e della contemporaneità per le supplenze;
• l’attuazione di lavori di manutenzione (verniciatura aule, acquisto e sistemazione arredi scolastici, ecc.) e di pulizia degli edifici da parte dei genitori.
Coordinamento Permanente delle Scuole di Roma
Aderiscono le seguenti scuole, coordinamenti, associazioni ed organizzazioni sindacali:
49° Circolo Didattico, 92° Circolo Didattico, 1° Circolo Didattico, Dalla Chiesa, Pasteur, Talete, D´Antona Biagi, De Chirico, Russell, Poggiali, Fabrizio de Andrè, Crispi, L. da Vinci Maccarese, VII Montessori, Tacito-Guareschi, Montezemolo, S. Benedetto, Vittoria Colonna, Quartararo, Gullace, Socrate, Aristotele, Keplero, Cavour, M. Grazia Cutuli, Iqbal Masih, Troisi, Battisti, Mamiani, Plinio Seniore, IPSIA Cavazza, SMS Giuseppe Toniolo, Comitato Genitori e Insegnanti Di Donato-Baccarini, Coordinamento Scuole Secondarie di Roma, Coordinamento Docenti del Liceo Malpighi, Coordinamento XIII Municipio, Coordinamento IV Municipio, Coordinamento Precari Scuola, Coordinamento Lavoratori-trici del Terzo settore di Roma, Rete degli Studenti, Comitato Insegnanti ATA Precari Roma, CGD, Scuola popolare Pietro Bruno, Centro sociale LaStrada, Associazione culturale Controchiave, Associazione Per la Scuola della Repubblica, Liberacittadinanza, Libertà e Giustizia – circolo diRoma, Collettivo Senza Tregua, Giovani Comuniste/i, Popolo Viola di Roma, Area Resistenze Sociali – Sinistra Critica, Rete Romana contro la crisi, Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”, I.C “Regina Margherita”,UDS, USICONS, COBAS, RDB CUB Scuola, USI AIT, FLC CGIL, UNICOBAS
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Giornata nera.
postato da marina boscaino in "Riforma" Gelmini, insegnanti, mobilitazione
4 ore di lezione la mattina, 2 ore di corso di potenziamento per gli studenti di III liceo in previsione dell’Esame di Stato, 3 ore e mezza di ricevimento dei genitori. Torno ora a casa. Giornata nera. Soprattutto l’ultima tranche: mutamenti che ormai non sono semplicemente sociologici, ma antropologici; il “patto educativo condiviso” è solo etichetta retorica ad uso di Pof e regolamenti, ma rappresentativi di un’idea di scuola che non c’è più. Che in fondo nessuno più vuole più. Sabato manifestazione a Roma. Spero in una giornata migliore.
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Prove tecniche di privatizzazione.
postato da marina boscaino in "Riforma" Gelmini, tagli
La notizia è di questi giorni: 100 euro per studiare una seconda lingua straniera al liceo, aggiuntive rispetto al cosiddetto contributo, volontario solo di nome, perché di fatto, ormai, è diventato elemento di sussistenza inalienabile per molte scuole. Che cosa sta accadendo? I tagli Gelmini si faranno sentire, in termini di posti di lavoro e di insegnamenti, da settembre nella scuola superiore. E allora ecco la risposta più ovvia, la più scontata, ma anche la più pericolosa per l’integrità della scuola pubblica. Una risposta che viene dalla civilissima Bologna: gli studenti del Liceo Righi avranno l’opportunità di studiare una lingua in più, pagando quello che il preside definisce un “ticket” di circa 100 euro. La cosiddetta riforma, infatti, ha tagliato il bilinguismo allo scientifico. Scuola pubblica, come si vede, comincia ad essere un concetto sempre più fluttuante: la possibilità della seconda lingua sarà riservata a coloro che potranno permettersela. C’è da giurare che non sarà né la prima né l’ultima infrazione. E – se solo lasciamo lavorare l’immaginazione – gli scenari ipotizzabili sono moltissimi. Tutti sempre più lontani dall’idea forte di scuola dello Stato che garantisca pari opportunità per tutti e che serva da strumento di emancipazione rispetto alle condizioni sociali di partenza. Bilancio di questa prima questua: 150 sui 310 iscritti al prossimo anno scolastico hanno scelto di pagare. Un grave arretramento in termini di pari opportunità. Prove tecniche di privatizzazione.
05
Io c’ero.
postato da marina boscaino in mobilitazione
Guardare queste immagini ad un anno di distanza mi emozione e mi commuove ancora… Io c’ero. Le metto qui per ricordare. Che c’è piazza e piazza. Che ci sono facce belle e pulite che si mobilitano per esigere i propri diritti ed un mondo migliore. Che quando ci ricordiamo di esserci, ci siamo. Che, insieme, possiamo essere una grande forza democratica. Non dimentichiamolo.
04
Ci vuole davvero coraggio…
postato da marina boscaino in insegnanti, opposizione-opposizione?
C’è da chiedersi davvero fino a quando coloro ai quali molti di noi hanno comunque continuato a dare il voto alle ultime elezioni politiche (2 anni fa) per rappresentarci in Parlamento abbiano intenzione di continuare a tacere sul dramma che la scuola italiana sta vivendo. Invece di propagandare presunte vittorie o “tenute” che vedono solo loro, abbiano il coraggio – per una volta almeno – di uscire dai farfugliamenti e dalle ambiguità a cui ci hanno abituato negli ultimi anni. Sulla scuola (a parte la volenterosa buona volontà di pochissimi che lavorano in solitudine) la cosiddetta opposizione non ha detto nulla, NULLA se non slogan insensati. Non esiste una lettura analitica reale. Non esiste proposta alternativa. Non esiste impegno, di nessun tipo, da parte di un partito che pure ha contato sui voti degli insegnanti. A stigmatizzare i tagli siamo bravi tutti, anche senza percepire 16.000 euro al mese. I nostri stipendi medi sono inferiori al loro decurtato di uno zero. Gli interventi sulla scuola da parte del PD si sono concretizzati nella demagogica e impraticabile trovata di Veltroni al Circo Massimo, che chiedeva un referendum sulla Finanziaria che prevedeva i tagli di posti di lavoro (ottobre 2008) e in una continua, implacabile richiesta dei fondi per le private da parte di gente che continua a contare sul fatto che le loro inadempienze le continueremo a pagare noi. Loro stanno sempre là.
03
Insegnanti, mogli e buoi dei paesi tuoi…
postato da marina boscaino in insegnanti
Il ddl Aprea – la Fase 2, come l’ha chiamata Valentina Aprea, presidente della Commissione Cultura della Camera, Pdl, dando per scontato che la “Fase 1″, la cosiddetta riforma, sia già passata – è fermo da tempo a causa dell’ostruzionismo della Lega, contrario alla revisione dello staus giuridico dei docenti, prevista nel testo. I padani esigevano infatti una non equiparazione tra gli insegnanti indigeni e i terroni, rei di essere nati sotto la Linea Gotica, prediligere la soppressata al San Daniele, di abitare troppo vicini all’Africa. Aprea ha fatto sapere in una recente intervista a “Tuttoscuola” che il ddl presto riprenderà il suo iter. Intanto nella macroregione leghista (che fa un baffo al Lombardo Veneto, perché c’è pure il Piemonte) i neo governatori annunciano un ulteriore disegno di legge, pronto al Senato, per rendere le graduatorie regionali, evitando così qualsiasi indesiderata calata di barbari lungo le gloriose rive del Po. Problema della conoscenza della cultura locale, ma anche dei titoli: al Sud Italia sarebbero ottenibili molto più facilmente. Dunque, largo agli insegnanti di casa. L’Italia democratica ringrazia tutti coloro che hanno contribuito a creare questa situazione.
Insegnante militante (insegna Italiano e Latino in un liceo classico di Roma), pubblicista (ha lavorato per l'Unità, ora per il Fatto Quotidiano, occupandosi esclusivamente di politiche scolastiche) crede ancora fermamente all'importanza dell'impegno, della collaborazione, della cultura, della scuola della Costituzione. Fa parte del comitato tecnico-scientifico di Proteofaresapere, dell'associazione Per la scuola della Repubblica. I suoi amori: Lorenzo e Margherita, il suo Mac, la montagna - soprattutto d'estate -, cantare.
