Dec
07

Liceo Balotelli-Sissoko

postato da marina boscaino in inclusione

CorrieredellaSera.it porta una notizia curiosa e interessante. Un liceo scientifico di Arezzo – l’istituto Francesco Redi – in occasione del derby d’Italia dello scorso sabato sera (Juventus-Inter), ha cambiato per un giorno il proprio nome, diventando il Liceo Balotelli-Sissoko, dal nome dei due giocatori di colore delle squadre di Milano e Torino. Il primo, in particolare, – cittadino italiano a tutti gli effetti – è stato a più riprese oggetto di insistiti cori razzisti, Commentando l’iniziativa presa in consiglio di Istituto, il dirigente scolastico Claudio Santori ha affermato: “Credo che servano anche queste cose per far riflettere ragazzi e adulti, perché nessuno può essere italiano per il colore della pelle». ” Vorrei ribadire – ha aggiunto il preside – che io non ho indicato Balotelli come modello. Il modello per me è Socrate e il suo pensiero sul rispetto della legge». Fare i conti con le condizioni della realtà e tentare di intercettare linguaggi, situazioni, interessi dei ragazzi non rinunciando ad una dimensione culturalmente significativa che – a quanto pare – è parte dell’offerta formativa della scuola, che si segnala per iniziative a favore della rimozione di barriere razziali e per un’attenta analisi e pratica del dettato costituzionale, può essere una strada giusta e fruttuosa. La giornata di sabato al Balotelli-Sissoko si è conclusa regolarmente dalla sesta ora con un’assemblea per fare il punto sugli effetti dell’esperimento. Ma probabilmente le conseguenze di questa come di altre esperienze – se inserite in un progetto culturale di ampio respiro e se vissute non come provocazione dell’interesse mediatico, ma come testimonianza attiva di un atto di convinta consapevolezza – possano essere valutate nelle pratiche di cittadinanza che i ragazzi esprimeranno nel tempo.

Dec
06

Bella manifestazione, quella di ieri, in una di quelle gloriose e gioiose giornate di sole che Roma sa regalare anche in dicembre. Il percorso, il solito, fatto 1000 volte, fino a San Giovanni, dove siamo arrivati in un tramonto infuocato e pieno di voci, d visi. Sono periodici rituali salvifici, che non muovono niente, se non la sensazione di non essere soli. Poi, però, tutto torna come prima.
Scuola, tantissima. I precari, che continuano la loro battaglia solitaria nell’indifferenza e nel silenzio di media ed opinione pubblica. Di insegnanti e studenti ne ho incontrati tantissimi. Sono quegli stessi che – da qui a 10 giorni, l’11 dicembre – torneranno probabilmente in piazza per scioperare. Il pensiero va naturalmente alla dilapidazione che il mondo della politica continua a fare delle energie buone, sane, democratiche, di una società che continua a chiedere risposte a chi da troppo tempo ha parole secche. L’ostinazione a non tenere conto che – nonostante la delusione – una parte della scuola (1 milione di lavoratori solo gli insegnanti) e degli studenti continua a muovere idee, resistenza, democrazia si rivela un errore sempre più imperdonabile. Aspettiamo di comprendere se la neonata Federazione della Sinistra e i momenti di autocritica che proprio ieri sono stati fatti nel corso dell’assemblea nazionale al Brancaccio porteranno ad un impegno significativo e ad una elaborazione divergente e culturalmente convinta sulla scuola dello Stato e sui suoi destini.

  marina boscaino

Insegnante militante (insegna Italiano e Latino in un liceo classico di Roma), pubblicista (ha lavorato per l'Unità, ora per il Fatto Quotidiano, occupandosi esclusivamente di politiche scolastiche) crede ancora fermamente all'importanza dell'impegno, della collaborazione, della cultura, della scuola della Costituzione. Fa parte del comitato tecnico-scientifico di Proteofaresapere, dell'associazione Per la scuola della Repubblica. I suoi amori: Lorenzo e Margherita, il suo Mac, la montagna - soprattutto d'estate -, cantare.