Jun
09

Strano, ma non troppo

postato da marina boscaino in "Riforma" Gelmini

Gelmini ha fatto farraginosamente marcia indietro sulla sbandierata politica di “rigore e serietà” (ricorderete la never ending story) sulla non ammissione alla maturità anche con un’unica insufficienza, che ha funestato – stornando, al solito, l’attenzione da cose più importanti – la pseudo-informazione sulla scuola lo scorso anno e che – come volevasi dimostrare, perché “più che il rigor poté il consenso” – si è conclusa quest’anno in un nulla di fatto. In sostanza il ministro ha detto: fate voi, buon senso! Esattamente quello che manca a lei nel massacrare programmaticamente la scuola pubblica italiana negli ultimi due anni.
Intanto si abbatte sull’imminente esame di Stato un’altra insidia. A Putignano, in provincia di Bari, il dirigente scolastico del LS Majorana ha dovuto invirare le famiglie dei 127 maturandi a versare 145 euro ciascuna per pagare i commissari, interni ed esterni. Il dirigente – già in credito con lo Stato per lo stesso capitolo di spesa relativo agli anni precedenti – ha esaurito le scorte economiche e non ha più euro da anticipare per lo Stato inadempiente. La notizia non è di per sé sconvolgente, considerando la pietosa situazione in cui le scuole versano; tutto è in forse: dai pagamenti delle supplenze, alla sorveglianza, alle pulizie. Perciò, cosa c’è di strano? L’unica stranezza, semmai, è che tra le manovre per rastrellare dalla scuola quanto più possibile, i nostri saggi governanti non abbiano ancora pensato di ripristinare la formula “casalinga” dell’Esame di Stato (tutti membri interni: costano molto meno). Ma una stranezza ancora maggiore è rappresentata dalla risposta di Gelmini, indignata come non mai davanti alla denuncia del ds. Interessantissimo sentire cosa ha affermato il ministro a proposito: «è illegittimo da parte delle scuole chiedere soldi alle famiglie, a qualsiasi titolo», per poi virare su un motivo a lei caro, un evergreen della sua ripetitiva e stantia poetica: «se qualche preside vuol fare politica, dovrebbe candidarsi alle elezioni». La prima frase è interessantissima: ricordiamola, noi che – attraverso il coordinamento delle scuole secondarie, a Roma come altrove – stiamo facendo una battaglia contro quell’obolo obbligatorio eufenisticamente chiamato “contributo volontario”. Il ministro ci ha tolto le castagne dal fuoco, confermando la giustezza delle nostre rivendicazioni: chiedere soldi alle famiglie è illegittimo. Peccato che – dopo due anni di cura Gelmini-Tremonti – quella tassazione obbligatoria è l’unica fonte certa di entrata per molti istituti che, ben presto, saranno costretti ad usarla per l’ordinaria amministrazione. E la nave va. E la privatizzazione avanza.

May
29

Educazione alla legalità?

postato da marina boscaino in "Riforma" Gelmini

Da fonti differenti (Tuttoscuola; www.dire.it) si apprende la notizia ufficiosa che la Corte dei Conti avrebbe registrato i 3 regolamenti delle scuole superiori. Questo comporterebbe in pochi giorni la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e – finalmente! – l’uscita dall’illegittimità che si è perpetrata nell’indifferenza di tutti: dal momento della pubblicazione entreranno in vigore.
I regolamenti dovevano essere emanati entro un anno dalla legge 133 dell’agosto 2008 (ben 18 mesi fa, dunque al massimo 6 mesi fa) mentre siamo ancora qui che li aspettiamo, certamente non con ansia, dato lo scippo alla scuola superiore che configurano. Ma con preoccupazione, sì. Perché, al di là delle sorti della scuola che, si sa, non attraggono particolare attenzione, è l’elusione delle procedure democratiche che mette paura.
Non bisogna stancarsi di dire, infatti, che nonostante il ritardo nella pubblicazione e i numerosi pareri negativi degli organi preposti, quei regolamenti SONO GIà ENTRATI IN VIGORE, producendo conseguenze giuridicamente rilevantissime come l’iscrizione degli studenti alle “nuove siperiori” e il taglio degli organici per il prossimo anno.
Gelmini, in una lettera alla “Stampa”, caldeggia che scuola e università tornino “ad una visione rigorosa e – vorrei dire – orgogliosa del loro compito che è quello di creare e trasmettere conoscenza, anche se questo significa in molti casi abbandonare consuetudini alle quali in molti si erano attaccati”.
Le consuetudini sono – ad esempio – il rispetto per i lavoratori, l’esigibilità del diritto allo studio, l’inclusione della diversabilità. Sotto la vena riformatrice (nella quale non è assurdo intuire una sottile ironia) si nasconde ancora la gestione di una comunicazione demagogica e ipocrita, che tende ad inverare realtà attraverso l’uso impudico delle parole.
Quel che è certo, ma sembra colpire pochissimi, è che l’evasione delle procedure legittime è un attentato esplicito alla democrazia nel nostro Paese.
Questa volta è toccato alla scuola. Nel futuro non si sa.

May
26

Comunque la si voglia chiamare (sinergia, complicità?) il rapporto tra politiche scolastiche e stampa nazionale segue vie piuttosto discutibili. Mentre viene annunciata una manovra economica di “lacrime e sangue”, che si abbatterà – come al solito – direttamente o indirettamente sulla scuola (tagli agli enti locali, blocco dei contratti) andando a corroborare la precedente che già ci aveva messi in ginocchio, i media non sanno far altro che indugiare sull’ultima trovata (ministerial-mediatica, appunto) dell’apertura posticipata delle scuola. Basta andare a dare un’occhiata a una qualunque rassegna stampa specializzata e ci si rende conto di come la notizia tenga letteralmente banco. Come se (mi si perdoni la continua ripetizione, ma a me sembra un evento davvero catastrofico e catastroficamente grave) la scuola non si stesse appressando a vivere l’illegittima condizione della “riforma che non c’è”, eppure si fa finta che ci sia. Come se – quasi quotidianamente – in molte parti d’Italia la mobilitazione non stesse continuando, a dispetto dello scorrere del tempo e dell’imminenza della chiusura degli istituti. Come se non si fosse appena abbattuta la mannaia attuale di tagli agli organici che renderanno il diritto allo studio e la qualità del tempo scuola (e dunque il diritto al lavoro, a un lavoro dignitoso) vuote affermazioni teoriche. Come se molti collegi docente non avessero deliberato di non adottare nuovi libri di testo, finché le Indicazioni Nazionali (i programmi) non diventeranno qualcosa più di una bozza, come sono al momento, sulla quale zelanti case editrici hanno stampato i nuovi volumi. Come se non si fosse riproposta la minaccia al tempo pieno. Come se i precari non fossero mai esistiti; o avessero smesso di esistere. Di questi “come se” ce ne sarebbero talmente tanti che rischierei di rimanere al computer per ore. Invece sono le 23.50 e domani, come al solito, ho la prima ora. Buonanotte, con la convinzione mesta che – trovata ministerialmediatica dopo trovata ministerialmediatica – ben presto le scuole smetteranno definitivamente di essere aperte. Un utile consiglio per Tremonti, alla ricerca di soluzioni utili per superare questo “tornante della storia”.

May
24

La mobilitazione paga

postato da marina boscaino in insegnanti

La mobilitazione paga. E’ questa la notizia. Ancora una volta a darcela è la scuola primaria, la cui tradizione di collegialità e di stretto contatto nel patto educativo tra docenti e famiglie rende possibile anche il miracolo laico in questo Paese malconcio e sbrindellato.
Mentre la maggior parte della scuola superiore dorme sonni tranquilli, i resistenti e la scuola primaria continuano flash-mob, assemblee, presidi, mozioni di collegi docenti. La settimana scorsa una delegazione di docenti e genitori, di precari Cobas e Cgil, è stata ricevuta dal Direttore Generale Chappetta dell’Ufficio Organici del Miur. L’incontro è stato fruttifero: sono state smentite definitivamente le voci di tagli al tempo pieno a Roma, che sarebbero attribuibili ad un “errore”. Pertanto, siamo tutti avvertiti: vigiliamo, soprattutto sulle 2000 scuole italiane dove un analogo “errore” sembra incombere. “Disattenzioni” come queste potrebbero passare inosservate nel profluvio di annunci e smentte che caratterizza la comunicazione masmediatico-demagogica sulla scuola (e non solo).

May
16

due mozioni

postato da marina boscaino in "Riforma" Gelmini, insegnanti

In questo periodo girano diverse mozioni di collegi docente. E’ quantomeno strano il fatto che l’anomala mobilitazione che c’è stata in occasione della cosiddetta riforma Gelmini delle superiori (ricordo a tutti che i nuovi regolamenti delle scuole superiori non sono ancora stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale e che pertanto la scuola a settembre dovrebbe iniziare – se fossimo in un Paese realmente civile e democratico – con i vecchi ordinamenti), una mobilitazione sfrangiata, sbocconcellata, frantumata, incapace di unirsi in un movimento compatto, è tuttavia tenace e continua ad essere vitale (con le sue particolari modalità) anche in questa fase dell’anno scolastico, quella conclusiva, la più critica per tutti gli ordini di scuola.
Sottopongo all’attenzione di chi leggerà due mozioni.
La prima dell’Assemblea Difesa Scuola Pubblica di Vicenza:

Al Ministro della Pubblica Istruzione e p.c.

al personale ATA dell’Istituto

al Consiglio d’Istituto

al Comitato genitori

Il Collegio dei docenti dell’Istituto/Liceo …………………………….. , prendendo in esame le politiche scolastiche degli ultimi due anni e i cambiamenti in atto nella Scuola Secondaria di secondo grado, ne rileva i principali aspetti negativi:

* la “riforma”, che nasce dall’ art. 64 della Legge Finanziaria n. 133, risponde solo ad esigenze economiche e non ad un chiaro e approfondito disegno pedagogico,
* le buone pratiche che in passato la scuola ha posto in essere vengono ignorate e cancellate,
* le risorse e le ore di lezione sono tagliate con conseguente impoverimento dei curricoli,
* i tagli agli organici determinano la mancata riconferma di numerosi precari e rendono soprannumerario parte del personale di ruolo,
* le indicazioni nazionali (programmi) non ancora disponibili rendono impossibili la preparazione dei piani di lavoro e la scelta dei libri di testo,
* la mancata definizione delle corrispondenze delle classi di concorso alle nuove discipline creano conflittualità tra docenti,
* gli interventi obbligatori di recupero non possono essere attuati adeguatamente per mancanza di fondi.

Il Collegio dei docenti chiede l’attuazione di veri cambiamenti :

* il considerare l’istruzione una priorità per il benessere e lo sviluppo della società e la Scuola Statale come il pilastro fondamentale,
* una riflessione seria sull’impianto pedagogico e didattico, base di una vera riforma,

* uno stanziamento sostanziale di risorse che valorizzi la scuola e la ricerca in un clima sinergico e non di competizione tra istituti,
* il riconoscimento di pari dignità tra percorsi di studio (licei, istituti tecnici e professionali) e il superamento della netta differenziazione dei curricoli in modo da garantire possibili passaggi,
* la valorizzazione della professionalità degli insegnanti in un contesto solidale e di collaborazione,
* un adeguamento rapido degli edifici scolastici alle norme di sicurezza,
* un numero di studenti per classe che rispetti le norme sulla prevenzione incendi e che favorisca una didattica di qualità

e ribadisce che una buona scuola pubblica:

* è un diritto sancito dalla Costituzione

* è un patrimonio della collettività

* è una opportunità di crescita culturale e sociale per il Paese

documento approvato il …………………… all’unanimità/a maggioranza ……………….

La seconda è la mozione che il collegio di un liceo scientifico in provincia di Caserta si sta accingendo ad approvare:

Mozione del Collegio dei docenti dell’Istituto riunito in seduta straordinaria il…………………

PREMESSO CHE:

• La legge 133/08 prevede in tre anni una consistente sottrazione di risorse pari a 8 miliardi di euro dalla scuola pubblica, determinando un progressivo impoverimento della qualità dell’istruzione, senza alcun progetto didattico;
• in particolare gli ultimi provvedimenti per la scuola secondaria di secondo grado la stanno portando a un punto di collasso e si configura come un attacco al diritto allo studio, costituzionalmente garantito, e al ruolo della scuola pubblica in Italia;
• il piano programmatico del Ministro Gelmini e i relativi regolamenti, riduce il tempo scuola e sconvolge i quadri orari e didattici nella scuola secondaria di secondo grado con l’eliminazione di specializzazioni “storiche”, con tagli indiscriminati alle ore curricolari nelle discipline di indirizzo, con tagli alle attività laboratoriali;

il Collegio Docenti dell’ ISTITUTO ritiene

INACCETTABILE

che provvedimenti di portata così vasta, destinati a cambiare radicalmente un’istituzione fondamentale della società, siano imposti in modo autoritario
• senza un’ adeguata e approfondita discussione politica;
• senza alcuna sperimentazione e verifica didattica.

Inoltre, CONSIDERATO CHE:

- il quadro orario dell’Istituto secondo la manovra Gelmini e
assegnato dal MIUR contiene importanti modifiche rispetto a quello attualmente in vigore;
- ad oggi non sono state pubblicate le nuove classi di concorso né tanto meno è noto a quali classi di concorso verrà assegnato l’insegnamento delle diverse discipline, e quindi non è noto quali competenze siano richieste per tali insegnamenti;
- la annunciata flessibilità oraria del 20% nel biennio e del 30% nel triennio è priva di concretezza perché un eventuale potenziamento di una disciplina è consentito solo con il de¬potenziamento di una o più discipline curricolari;
- le case editrici dichiarano di aver predisposto i libri di testo “al buio”, interpretando univocamente e forse arbitrariamente i nuovi quadri orari, in assenza di contenuti dettagliati per disciplina e consapevoli che tali testi potranno non rispondere alle esigenze didattiche dei docenti;

il Collegio dei docenti dell’ ISTITUTO

RITIENE GRAVE CHE

Il Ministro abbia invitato le scuole superiori a dare avvio al riordino della scuola:
- senza che si sia concluso l’iter legislativo della Legge 133/08;
- senza che i regolamenti abbiano ottenuto il visto dalla Corte dei Conti;
- senza che sia avvenuta la loro pubblicazione in Gazzetta Ufficiale;

E CONSIDERATO CHE:

l’eventuale emanazione della legge sul riordino delle scuole superiori provocherebbe un danno occupazionale epocale, (in Lazio ………docenti nella sola scuola secondaria di secondo grado) con conseguente cancellazione dei posti attualmente occupati dai colleghi precari e incremento del numero dei docenti soprannumerari,

RITIENE ILLEGITTIMA

la C.M. n.17 del 18 Febbraio 2010, che ha dato avvio alle iscrizioni per 1′ a. s. 2010/11, perché mancante dei presupposti legislativi, e ancora perché:
• vengono assegnati i nuovi indirizzi in modo “automatico” dal MIUR, senza tenere conto delle motivate proposte dei singoli istituti, proposte oltretutto sollecitate dallo stesso USR così come previsto dall’art. 13 comma 5 dello schema di regolamento;
• invade le competenze sulla definizione del Piano dell’Offerta Formativa territoriale, che attengono alla Provincia e alla Regione, mettendo in discussione il necessario legame fra la scuola e l’ambito sociale in cui opera;
• ha costretto il nostro Istituto a fare orientamento e a dare avvio alle iscrizioni non essendo chiaro e definito il progetto didattico formativo dell’Istituto;
• ha costretto i genitori alla scelta dei nuovi indirizzi in una situazione di incertezza e il nostro istituto, come tutti gli altri, a non poter proporre un preciso patto formativo ai genitori al momento delle iscrizioni, disattendendo al contempo quello stabilito con i genitori degli studenti già iscritti.

PER TALI MOTIVI IL COLLEGIO DELIBERA DI:

• non compiere alcun atto applicativo di tali provvedimenti fino a quando essi non saranno atti vigenti con forma e forza di legge;
• invitare il Consiglio di Istituto a valutare la possibilità di presentare ricorso contro l’assegnazione degli indirizzi prevista dal Ministero;
• invitare il Comune di , la Provincia di Roma e la Regione Lazio a presentare ricorso contro l’invasione delle competenze in materia di programmazione territoriale dell’offerta formativa;
• sospendere l’adozione dei libri di testo poiché, a riguardo delle discipline d’insegnamento, non si conoscono i contenuti e la loro ripartizione negli anni scolastici.

Si tratta di due esempi molto significativi di come – in due luoghi molto diversi e molto distanti del nostro Paese – si continuino ancora ad esigere, con fermezza, con serietà, con consapevolezza, quei diritti che manovre per lo più illegittime ci stanno sottraendo.

May
09

Firmate, please!

postato da marina boscaino in "Riforma" Gelmini

Tra i molti motivi di violazione al diritto allo studio, al diritto all’ insegnamento (dignitoso), al diritto all’apprendimento e persino – non ultimo – al diritto alla sicurezza, c’è l’aumento, anno dopo anno, del rapporto docente-alunni, che si sta traducendo in classi sempre più numerose, in condizioni di lavoro sempre più proibitive, in situazioni sempre più insicure. Il Coordinamento insegnanti delle scuole superiori di Modena “La Politeia” invita “insegnanti, genitori, alunni, e ogni libero cittadino” a firmare un appello che verrà spedito alla Corte Costituzionale e alle commissioni Cultura di Camera e Senato. Vi rivolgo lo stesso invito: ci vogliono pochi secondi per tentare di attirare l’attenzione su una situazione che rischia di diventare ingestibile e di affossare ulteriormente la scuoal pubblica.
“Alle superiori – si legge sul documento – le classi iniziali devono avere un numero minimo di 27 alunni e poi i resti vengono distribuiti fino a 30, ma in sede di organico di fatto si potrà pure arrivare a 33. Sono numeri – commentano i docenti – che peggioreranno la qualità del servizio e faranno andare le aule scolastiche ed i laboratori fuori norma: sia in riferimento agli indici minimi di funzionalità didattica (D.M. 18 dicembre 1975 – Norme tecniche per l’edilizia Scolastica) che stabilisce i parametri spaziali minimi a disposizione di ogni persona presente nei locali scolastici (1,80 metri quadri netti per la scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I grado; 1,96 metri quadri netti per le scuole secondarie di II grado), sia per la prevenzione incendi (D.M. 26 agosto 1992 – Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica)” che al “punto 5 (Affollamento) stabilisce il limite massimo di persone presenti in un’aula nel numero di 26)”.
Non c’è bisogno di essere degli insegnanti per immaginare quali possano essere le conseguenze della formazione di classi troppo numerose dal punto di vista dell’offerta formativa. Quello che stupisce è la serenità con la quale – a fronte dei continui proclami nella direzione della centralità dello studenti e del miglioramento della qualità della scuola – il governo non faccia altro che inanellare provvedimenti che – non solo nelle conseguenze, ma negli stessi presupposti esplicitati – si orientano verso obiettivi completamente opposti. D’altra parte far quadrare i conti è estremamente difficile, soprattutto quando si deve raggiungere la cifra di 8 miliardi di tagli entro il 2011. Tagli che, come è noto, insistono soprattutto sulla diminuzione del numero dei docenti (-148.000 nel triennio 2009-11). Aumentando il numero di alunni per classe si formano meno classi e pertanto si devono pagare meno docenti. Il gioco è fatto. E un altro pezzo di democrazia è smantellato.

May
02

Nella scuola pubblica Giovan Battista Vico di Roma, piazzale degli Eroi, quartiere Trionfale, Roma, i bambini di una IV elementare che hanno fatto la comunione hanno ricevuto in premio un braccialetto di filo colorato e sono stati esonerati dai compiti pomeridiani. Per i senza dio, niente. La scuola – dicono – ospita molti bambini migranti ai quali non è mai mancata la giusta attenzione da parte dei dirigenti scolastici. Si sarà trattato, dunque, della libera iniziativa di qualche zelante rappresentante di quel “partito dell’amore” che ama offendendo, punendo, ghettizzando, prevaricando gli altri. Ai genitori degli eretici non beneficiati dal premio “Me ne frego della laicità della scuola”, pare sia stato spiegato che i bambini erano stati gratificati per “aver accolto Gesù nel proprio cuore”. Credo e spero, nel mio cuore impuro, che la spiegazione non sia stata davvero quella: una così violenta banalità richiederebbe comunque stigmatizzazione e dileggio. Da parte di noi adulti. Ma i bambini sono bambini. E il fatto che quelli che non si avvalgono e i figli dei migranti abbiano subito un trattamento diverso è il senso di una violenza perpetrata ai loro danni da adulti che non conoscono né legge né amore.
9

May
01

Buon Primo Maggio

postato da marina boscaino in "Riforma" Gelmini

Paolo Andreoni, uno studente di Forlì, in una lettera inviata a “Liberazione”, scrive oggi: è ancora possibile celebrare il lavoro quando ci viene negato ogni diritto? Le ultime stime ci ricordano che, se prima disoccupati e cassaintegrati gridavano simbolicamente un disagio generalizzato con vari mezzi, ora chi non ha la possibilità di placare una situazione precaria come unica forma di protesta utilizza il suicidio. Agli operai a poco a poco si sono aggiunti i dirigenti delle stesse fabbriche: una scia di sangue su cui hanno chiuso gli occhi cittadini indifferenti e naturalmente lo Stato. Paura, sfiducia e misere salari hanno indebolito ogni espressione dell’opinione pubblica che non riesce a trovare strategie di lotta efficienti e concrete. Di fronte a studenti in aumento tende a diminuire considerevolmente il personale docente che si sa è dannoso perché permette di prendere coscienza sulla propria miseria quotidiana. Stiamo toccando apici sempre più inquietanti e chi può sopravvivere non fa che alienarsi, sempre di più, nella propria dose di meschinità che gli spetta. Siamo passati da anni in cui l’utopia poteva eventualmente dirsi tale, quando si tentava di ribaltare le logiche interne del lavoro che riducevano gli individui a umili servi del capitalismo, a tempi in cui la possibilità di attuare riflessioni di tal genere si sta affievolendo dal momento che il lavoro è divenuto un lusso per pochi. A chi ha negato i diritti naturali facendoli diventare irraggiungibili privilegi e a chi si scalda in pubblico con parole suadenti smaltendo in privato la vergogna del sacrificio della povera gente che non ha saputo proteggere, auguro un buon I maggio.
La prima reazione è chiedermi come il nostro Paese stia curando impegno, partecipazione, capacità critica di ragazzi come questo diciannovenne. Cosa stia facendo per alimentare la sua cittadinanza attiva. Come si stia impegnando per non scoraggiare l’interesse e la visione dell’interesse generale. La risposta (scontata) è nei silenzi protratti e diffusi, appena interrotti dalle chiacchiere becere e mendaci di chi ha accesso alla cosiddetta “informazione”.
La sua domanda iniziale è legittima. Stiamo passando da una lettura dell’art. 1 della Costituzione, legittimamente interpretato come “L’Italia è una Repubblica fondata sulla dignitàdel lavoro”, ad una che più o meno sostiene che “L’Italia è una Repubblica fondata sul mercato del lavoro”. Hanno imbrogliato generazioni intere con il mito della flessibilità, che è andato poi a deflagare nella crisi economica che stiamo vivendo, producendo gli effetti che abbiamo sotto gli occhi, quotidianamente. Voglio augurare Buon Primo Maggio a tutti coloro che continuano ad interpretare l’art. 1 come me e ai precari (professionali ed esistenziali, della scuola e non). Ricordare insieme tutti coloro che in nome di questo diritto continuano a perdere la vita nel silenzio e nell’indifferenza generale

Apr
30

Resistenza

postato da marina boscaino in insegnanti

Da questo momento pubblicherò qui i pezzi che scrivo per la rivista “Adista” su cui curo una rubrica bimensile, “Fuoriclasse”.

Quello del colloquio con le famiglie è un rituale che lascia ampi margini di riflessione e che rappresenta – per un occhio vagamente vigile e curioso – una esaustiva tranche de vie sul mondo in cui viviamo: un’immersione nell’umanità che ci dice parole significative su alcuni aspetti del Paese. In quell’alternarsi di visi – alcuni conosciuti, altri no – di espressioni, nella prossemica, nell’atteggiamento, si scoprono ogni volta (pur nella reiterazione) alcune sorprese, alcuni indicatori che ci segnalano deviazioni, arretramenti, stasi, accelerazioni precipitose: dove stiamo andando?

È chiara la progressiva dismissione – non formale, ma sostanziale – di un concetto caro alla scuola democratica: il patto educativo. L’impressione è che quell’accordo tra i due principali luoghi dell’educazione, la famiglia e la scuola, sia poco più che un’etichetta in memoria di un passato in cui convinzioni, condizioni, principi, progetti erano davvero condivisi. Epoche in cui, evidentemente, lo strapotere dei media e l’eclissi della politica non avevano ancora obnubilato in maniera così massiccia e diffusa la percezione del reale e di ciò che conta. Oggi, quello che emerge, al di là della facile e pericolosa generalizzazione, è il dato che quella formula – patto educativo – sebbene evocata nel Pof (Piano dell’offerta formativa) e nei regolamenti dei singoli istituti, abbia cessato di essere un investimento comune sulla cittadinanza, sulla cultura, sull’educazione dei ragazzi. Non stupisce che la scuola pubblica sia uscita così massicciamente dai temi di interesse generale (al punto da essere oggetto di un vero e proprio saccheggio economico e di un conseguente depauperamento culturale) se si guarda al profondo individualismo che connota il rapporto tra famiglie e insegnanti. La logica dell’“utenza”, quella che esige e rivendica, quella che plaude o che stigmatizza (in entrambi i casi attraverso parametri discutibili e spesso superficiali) ha preso il sopravvento sull’idea di una collaborazione reale e concreta per il raggiungimento del comune obiettivo. Che molti di noi hanno creduto fosse quello di licenziare cittadini consapevoli, fornendo loro pensiero critico, attitudine alla ricerca, conoscenze e competenze derivanti dal contatto con quegli straordinari strumenti che sono le discipline scolastiche. Salvo trovarsi improvvisamente e sempre più costantemente di fronte a smentite più o meno dolorose, più o meno impreviste. Che il mondo stia combattendo per rendere i ragazzi consumatori acritici e che la scuola possa rappresentare l’ultima frontiera di resistenza rispetto a questa tentativo massificato e massificante di omologazione al pensiero unico, non importa quasi più a nessuno. Gli strani, i diversi, gli sgraditi, per molti di loro, siamo alcuni di noi: che ancora pretendiamo il rispetto delle norme, perché la scuola è il luogo della legalità; che favoriamo la divergenza, perché pluralismo è ricchezza; che insistiamo sull’integrazione e sull’emancipazione, perché crediamo ancora nell’art. 3 della Costituzione.

Apr
27

Comunicazione urgente.

postato da marina boscaino in opposizione-opposizione?, tagli

Oggi, 28 aprile, alle ore 15:00 andrà in onda su rai 3, in diretta televisiva,
un’interrogazione parlamentare sulla mancanza di fondi delle scuole per le supplenze
brevi e sulla illegalità della divisione degli alunni per classe.
L’interrogazione parlamentare verrà presentata dagli onorevoli Anita Di
Giuseppe e Antonio Di Pietro di Italia dei Valori su richiesta e sollecitazione
dell’ UNICOBAS.
Vediamo un po’ cosa rispondono…

  marina boscaino

Insegnante militante (insegna Italiano e Latino in un liceo classico di Roma), pubblicista (ha lavorato per l'Unità, ora per il Fatto Quotidiano, occupandosi esclusivamente di politiche scolastiche) crede ancora fermamente all'importanza dell'impegno, della collaborazione, della cultura, della scuola della Costituzione. Fa parte del comitato tecnico-scientifico di Proteofaresapere, dell'associazione Per la scuola della Repubblica. I suoi amori: Lorenzo e Margherita, il suo Mac, la montagna - soprattutto d'estate -, cantare.